STORIA
La storia è la vicenda degli uomini nel tempo. Essa è un grande mosaico dove come tessere preziose, sono scritte le vicende umane. Quindi rivisitare le nostre origini, le nostre credenze, i nostri luoghi di culto è per noi una prosecuzione di un lungo colloquio che si stabilisce con il passato.
Quando poi ci riferiamo alla storia delle nostre chiese. che in genere nel comune di Giarre, sorgono tra la fine del ‘600 e la prima metà del ‘700, noi ritroviamo tesori di arte. di fede, di devozione, che per l'incuria degli uomini, rischiano di infrangere il museo della vita religiosa delle nostre laboriose comunità che, con grande fede e semplicità, ci lasciarono testimonianze incalcolabili di cultura religiosa, e di arte. Ecco perché noi siamo legati alle nostre chiese perché lì riusciamo a ristabilire, in un momento di fede, un colloquio mai interrotto con i nostri fratelli che ci hanno lasciato testimonianze della loro devozione.
E venendo a parlare della nostra gloriosa chiesa dedicata a Maria SS. della Libertà, chiesa che affonda le sue origini nel 1782. certamente ci rattrista la poca sensibilità burocratica di quanti dovrebbero far risorgere un tempio che racchiude la sintesi dei nostri antenati che, con grandi sacrifici, ma soprattutto con fede, ci lasciarono questo gioiello in cui tradizione e storia trovano una sintesi misteriosa.
Notizie storiche sul paese di San Leonardello e sulla chiesa di Maria SS. della Libertà
Parlando di San Leonardello è interessante rivisitare una pagina gloriosa di storia europea. Infatti il 25 settembre 1677 avvenne sulla collina lo scontro finale tra Francesi e SpagnoIi. Nel volume III, serie IV del ’93, l’accademia Zelantea di Acireale dava alle stampe un interessante manoscritto di Antonio Patanè, ricco di annotazioni sui riflessi che ebbe nel nostro territorio la lunga guerra franco-spagnola del 1674.
La Francia era uscita vittoriosa dalla guerra dei trent’anni che si concluse con la pace di Westfalia e il nuovo sovrano Luigi XIV, il re Sole (1638 - 1715) alla morte, nel 1665, di Filippo IV, re di Spagna. accampava diritti di successione per sua moglie, la regina Maria Teresa, figlia di primo letto di Filippo IV, contro Carlo II, nuovo re di Spagna, persuaso come era del suo ambizioso disegno antispagnolo.
Luigi XIV cercava di avere dalla sua parte anche Carlo II Stuart re d'Inghilterra e così, approfittando della crisi della monarchia spagnola, motivo centrale della politica internazionale della seconda metà del secolo XVII, attaccò l'Olanda che era riuscita a frenare la espansione francese con la pace di Aix la Chapelle (1668), ma ora l’orgoglioso re Sole voleva ad ogni costo umiliare a sua volta l'Olanda. La guerra scoppiò nel 1672 e fu in questa circostanza che i capi della Repubblica ordinarono la rottura delle dighe che con enorme fatica erano state costruite.
In questa occasione un giovane guerriero, della famiglia degli Orange, Guglielmo III, prese le redini del paese. Attorno allo “Statholder" si formò una grande Alleanza tra l'elettore del Brandeburgo Federico Guglielmo, il re di Danimarca Cristiano V, l'imperatore asburgico Leopoldo I, Carlo II di Spagna e i Principi tedeschi: timorosi tutti dell'avanzata francese. La guerra divenne un grande conflitto europeo, combattuto aspramente nei Paesi Bassi, nella Franca Contea in Alsazia, nel Nord della Germania, nel Palatinato e nel Mediterraneo.
Nel giugno 1675 le truppe del grande Elettore Federico a Fehrbellin sconfissero gli Svedesi, amici dei Francesi, ma il re Sole non molla: c’è la Sicilia e i suoi focolai pronti a riaccendere la guerra nel Mediterraneo. Messina insorge contro il governo spagnolo e consegna la città ai francesi ed ecco la flotta francese piombare a Lipari e ad Augusta. Si combatte sulla piana di Mascali, ma l’episodio, egregiamentee minuziosamente descritto nei particolari da Patanè è la battaglia sul promontorio di San Leonardello (non esisteva l’attuale strada 114 che passa dinanzi la chiesa quindi bisognava attraversare il torrente ed immettersi sul promontorio nelle cosiddette Case della Dogana”).
La guerra si decise quindi proprio nella località di San Leonardello: “…finalmente si giunse al 25 settembre 1677 quando alcuni battaglioni di cavalleria francese cercarono di forzare le linee nemiche proprio nei dintorni della collinetta di S. Leonardello. La reazione delle milizie spagnole e soprattutto di quelle acesi, che formavano l’avanguardia, fu ferma e decisa, per cui dopo breve, ma aspro e sanguinoso scontro, i Francesi lasciarono parecchi morti sul campo e furono costretti a ritirarsi precipitosamente”. Successivamente al largo della Sicilia i Francesi ebbero una grave sconfitta navale e perdettero anche il loro valoroso ammiraglio Ruyter”.
Nonostante il fatto che la Francia dovette rinunciare alle conquiste effettuate nelle Province Unite e nei Paesi Bassi spagnoli, nel 1678 la pace di Nimega sancì una breve tregua che consacrò comunque la potenza della Francia che da sola aveva tenuto testa ad una coalizione europea.
Di certo il nostro territorio segna il limite della gloriosa della Contea di Mascali, 89 kmq e forse il nome attribuito al territorio sta ad indicare il secolare culto che i francesi portarono nella Contea: quello di S. Leonardo. Mentre la devozione alla Madonna della Libertà, anche se frammista alla tradizione esposta da don Rosario Ragaglia, III parroco, rappresenta la sintesi di un momento interessante di storia. Infatti nel nostro territorio, attraversato da truppe straniere che si contendevano il domino di questo meraviglioso lembo di terra, la Vergine Madre Regina del cielo e della terra segnò, per le nostre zone momenti di pace e serenità.
Questo noi vogliamo ricordare mentre ci prepariamo alla rievocazione storica che la chiesa, già sacramentale, nel 1921 venne elevata a chiesa parrocchiale per volontà del vescovo Mons. Salvatore Bella che ritenne opportuno dotare la diocesi, per una maggiore e più efficiente opera di apostolato, di ben 42 parrocchie. Ma non possiamo tralasciare di ricordare che nell'antica e gloriosa nostra chiesa esisteva una confraternita che ebbe una sua storia che non può essere omessa in una attenta rivisitazione del passato. Essa è la seconda. dopo quella degli agostiniani di Giarre del 1700.
I capitoli sono un raro documento del sorgere nella nostra Sicilia delle confraternite le quali sono una testimonianza non solo di fede ma ancora di fratellanza cristiana in periodi di massoneria e di anticlericalismo. Esse aprono la strada alle società di mutuo soccorso che nel '800 la Chiesa istituisce per combattere il sovversivo anticlericalismo.
Sebastiano fresta, opuscolo commemorativo dell'80° anniversario della fondazione della Parrocchia, p. 23-30.
Cronistoria dal XVIII secolo al 1947
San Leonardello - m. 138 s.l.m. - è un ridente borgo tra Mangano e Trepunti, sull'arteria principale della Sicilia orientale, cioè sulla via Nazionale 114.
Si vuole che questo quartiere si chiami San Leonardello perché posto al confine dell'antica Contea di Mascali. Esso faceva parte della parrocchia di Mascali, che si estendeva fin qui. Questo quartiere, fu fondato probabilmente dai mascalesi, e venne chiamato San Leonardello.
Il 31 maggio appunto, del 1765, il sacerdote Giovanni Fichera, primo arciprete di Mascali, nominò il sacerdote Ignazio Finocchiaro, quale Cappellano curato della chiesa di Maria SS. della Libertà. (Tutto il territorio della Contea dal punto di vista religioso dipendeva dall 'Arcidiocesi di Messina)
In questo sito e nelle alture circostanti, come detto precedentemente, avvenne il 25 settembre 1677 il celebre attacco delle milizie spagnole e acesi dirette dal Generale Bragamonte e dal valoroso capitano Domenico Figuera, barone di Villanuova, che scompigliarono le truppe francesi. le quali dopo avere devastato i vigneti della piana di Mascali, minacciavano di invadere la città di Aquilia (Acireale).
Riguardo al titolo Maria SS. della Libertà. la tradizione locale dice che un ricco pastore inseguito da pirati sbarcati a Praiola, per sfuggire al pericolo di essere catturato, risalì il torrente e si riparò in una grande macchia di spine che si trovava dove oggi sorge la chiesa. Egli, minacciato da così grave pericolo, invocò ardentemente la Madonna: La supplicò perché lo liberasse dalla feroce persecuzione e fece voto di dedicarLe in tale posto un altarino se fosse rimasto incolume.

La chiesa di Maria SS. della Libertà che fu edificata nel 1782 in un secondo momento e precisamente nell'anno 1812, fu dichiarata chiesa sacramentale, sotto la guida di un Cappellano curato che provvedeva alle celebrazioni di tutti i sacramenti e alle necessità spirituali dei fedeli. La chiesa faceva capo ad un vasto territorio che andava dal torrente Mangano a sud, all'antica chiesa di San Matteo sulla via Consolare a nord e dal mare (Praioìa) a est, fino a Santa Venerina a ovest.

La nostra comunità ottenne la propria autonomia e fu elevata a parrocchia autonoma con decreto vescovile del 19 dicembre 1921. Dopo regolare concorso, così come si usava allora per l'acquisizione di un ufficio ecclesiastico, fu nominato parroco con bolla vescovile del 4 febbraio 1922. il Rev.do Mariano Guarrera, già per 14 anni Cappellano curato della chiesa. Egli ricevette il Regio Placet da parte della Procura generale del Re di Catania il 16 marzo 1922.
Il 7 maggio del 1922 fu immesso nel possesso di parroco da Mons. Angelo Scalia, delegato dal vicario capitolare.
Il Rev.do parroco don Mariano Guarrera, per ragioni d'infermità rinunziò al beneficio in data 31 dicembre 1929.

Tra il dicembre del 1929 e l'aprile 1930 fu costruita, accanto la chiesa parrocchiale, la casa canonica del valore approssimativo di £ 60.000 che venne donata dalla munificenza di Sua Santità Pio XI.
Il I dicembre 1931 don Francesco Parisi fu trasferito nella parrocchia di Santa Lucia in Acicatena, venendo a reggere, in pari data la comunità, il Rev.do Rosario Ragaglia in qualità di economo spirituale. Con bolla vescovile del 13 gennaio 1932, Mons. Colli, elesse 3° parroco don Rosario Ragaglia.
Questi fu immesso in possesso il 14 febbraio di quello stesso anno.
Il parrocato di don Rosario Ragaglia fu breve (3 anni) ma molto intenso perché diede un impulso qualificante alla comunità. Soprattutto fece si che si accrescesse la devozione alla patrona Maria SS. della libertà.

La parrocchia di San Leonardello fu per don Rosario Ragaglia un trampolino di lancio. Infatti per disposizione del Vescovo Mons. Russo nel febbraio del 1935 avvenne un avvicendamento di parroci fra le parrocchie di San Leonardello e Santa Venerina.
Il Rev.do Rosario Caltabiano. già promosso arciprete e primo parroco di Santa Venerina, dopo vent'anni di permanenza trascorsi non senza problemi (fu infatti accusato di avversione al regime fascista, e poi perciò sospeso prima di essere riabilitato) fu costretto a lasciare la parrocchia e fu nominato quarto parroco di San Leonardello con bolla vescovile del 1 marzo 1935. Il Rev.do Rosario Ragaglia con bolla vescovile dello stesso giorno venne promosso Arciprete e secondo parroco di Santa Venerina.

Ma l'opera più importante è senza dubbio, la costruzione della grotta dell'immacolata di Lourdes, realizzata dall'artista Mariano Vasta. Fu inaugurata I'11 settembre 1937, dieci anni dopo della costruzione di un'altra che lo stesso Caltabiano aveva fatto nella matrice di Santa Venerina. Dall'aurora alla sera vi fu una gran folla di fedeli che partecipò alle funzioni, alle celebrazioni eucaristiche e alla processione del Santissimo per le vie del paese.
Il culto all'Immacolata di Lourdes però, tolse importanza a quello della patrona della parrocchia. la quale fu quasi dimenticata.
Durante il parrocato del Caltabiano fu donata alla nostra parrocchia, presso contrada Dogana, una chiesuola patronale che fu adibita come chiesa del “Calvario”.
Anche nella parrocchia di un piccolo centro come San Leonardello si fecero sentire gli effetti della seconda guerra mondiale: il 4 agosto 1943 fu lanciata, dalle truppe alleate che avanzavano per ricacciare i Tedeschi dall'occupazione della Sicilia, una bomba che cadde sul muro limitrofo al torrente e produsse un foro di 6 metri distruggendo circa 50 vite e apportando gravi danni ai fabbricati della chiesa e della casa canonica; il 6 agosto morirono 7 persone appartenenti alle famiglie Vaccaro, Butera e Sciuto. Solo dopo che gli Inglesi occuparono la zona. ripresero, nel mese di settembre, le attività religiose compreso il rito di ringraziamento per la pace.
Dallo spostamento d'aria causato dalla fortissima esplosione della bomba le volte sovrastanti l'ala sinistra della chiesa rimasero colpite e mentre due poterono essere restaurate, altre due, a giudizio di esperti furono demolite per evitare il pericolo del crollo. Furono fabbricate le due volte e consolidate quelle danneggiate. Fu anche riparato il tetto della casa canonica che era stato danneggiato, fu imbiancata tutta la chiesa e fu rimesso a nuovo il piazzale antistante la stessa, manomesso e sconvolto dai carri armati delle truppe occupanti.
C'è da dire che questi lavori di restauro non furono fatti nel migliore dei modi perché nell'immediato dopoguerra non si poteva avere disponibilità di ingenti fondi economici, questi non furono altro che lavori atti a rimediare alla meno peggio, ai danni subiti.
Negli anni 1946-1947 la comunità ebbe dissidi con il Caltabiano che, con il passare del tempo diventò inviso alla popolazione tanto che il 30 settembre 1947, fu costretto a rinunciare al beneficio.
In seguito al concorso, fu nominato quinto parroco con bolla vescovile del 1 ottobre 1947, il 28enne don Giuseppe Albano da San Giovanni Montebello.
Per trattare le vicende della vita comunitaria sotto il parrocato di don Giuseppe Albano, è qui di seguito pubblicato un diario scritto da lui stesso.
Sebastiano fresta, opuscolo commemorativo dell'80° anniversario della fondazione della Parrocchia, p. 23-27
Notizie sulla vita parrocchiale dal 1947 al 2002

Mi facevano difetto le qualità sopra indicate, ma avevo l'entusiasmo dei miei quasi 28 anni di età, la fiducia nel Signore, di cui, come si usa dire dopo il Concilio Vaticano lI ero sacramento, nell'assistenza del Santo Divino Spirito e nella bontà misericordiosa del Padre Celeste.
Trovavo la Comunità parrocchiale agitata, per gravi dissidi avuti con il parroco uscente, e la chiesa esteriormente così malandata che la gente la chiamava il pipistrellaio “taddariddaru”, per i pipistrelli che la sera vi volteggiavano dentro.
Come prima cosa è stata ripristinata la devozione alla titolare della parrocchia, Maria SS della Libertà, che era stata sostituita da quella all'Immacolata di Lourdes, da quando il rev.do Caltabiano, nel 1937, aveva fatto costruire nella chiesa un'artistica grotta con l'Immacolata e Santa Bernadette.
Bisognava conservare l'una e rinnovare debitamente l'altra, mettendole per lo meno, sullo stesso piano. E così fu ed è tutt'ora.
Si è provveduto a riorganizzare l'Azione Cattolica Italiana secondo lo statuto allora vigente. E stato vano invece il tentativo di rimettere in sesto l'associazione delle Figlie di Maria, di cui rimane come ricordo lo stendardo che veniva portato nelle processioni solenni.
Si ripresero le lezioni del cosiddetto catechismo al popolo, nel pomeriggio della domenica (ancora non si poteva celebrare la Santa Messa vespertina). Ma l'iniziativa non ebbe lunga durata, perché già era in atto la crisi di tale attività pastorale.
Memorabile fu l'anno 1954, l'Anno Giubilare Mariano indetto da S. S. Pio XII, di santa memoria, per commemorare il I centenario della definizione del dogma dell'Immacolata Concezione di Maria da parte del beato Pio IX.
In parrocchia si è effettuata la “Peregrinatio Mariae".
E’ stata acquistata un statua di media dimensione, raffigurante l'Immacolata del Murillo, che, posta su un piccolo fercolo appositamente costruito, visitò come pellegrina tutte le famiglie della parrocchia, nessuna esclusa. Si faceva a gara per tributare alla Mamma Celeste un'accoglienza festosa, filiale, devota. Ogni famiglia con parenti, amici e vicini di casa la prelevava, la sera. dal posto dove si trovava e la portava nella propria casa dove sostare la notte e il giorno successivo.
La sera, prima del trasferimento altrove, si recitava da parte degli intervenuti il Santo Rosario, si cantavano le litanie lauretane e alla fine il parroco teneva un sermoncino. Non si accettavano offerte da parte di nessuno. Suggestivo era il trasferimento della Madonnina nelle case di campagna, che erano dei tuguri abitati dai cosiddetti “massari”, cioè custodi delle proprietà e delle case di villeggiatura dei padroni (i proprietari). Si procedeva al chiaro di luna, al canto di laudi sacre. con le fiaccole accese attraverso le stradette interpoderali.
La statuetta della Madonna e il piccolo fercolo ancora esistono e da oltre dieci anni l'Immacolata viene portata nei quartieri lontani e a turno, in determinate famiglie del centro, dove sosta per tre giorni nell’arco del mese di maggio, a Lei dedicato. Ogni sera si recita il Santo Rosario, e la tradizionale coroncina e si conclude con la Santa Messa e una breve omelia, coinvolgendo e sensibilizzando in tal modo tutti i parrocchiani.
Nel 1947 a San Leonardello esistevano solo le prime tre classi della Scuola Elementare. Chi avesse voluto conseguire il diploma di licenza elementare era costretto a recarsi a Carruba o a Trepunti.
Non senza difficoltà, (si pensi che non c'era ancora, come un pò dovunque. un edificio scolastico), siamo riusciti ad avere in loco l'apertura della quarta e quinta classe elementare con grande soddisfazione di tutti.
Si era nell'immediato dopoguerra, ancora lontani dal famoso boom economico. Perciò nel periodo estivo si organizzavano le cosiddette colonie diurne per i ragazzi, che venivano assistiti da generose persone con servizio di volontariato e si preparavano con i generi alimentari forniti dalla P.O.A. (Pontificia Opera d'Assistenza) un pasto caldo e un piccolo secondo e frutta per il pranzo.
Nel 1956, dopo aver creato le strutture indispensabili, con l'ingrandimento della Casa Canonica, come si dirà appresso, fu aperta, a titolo gratuito tra tante difficoltà economiche una Scuola Materna Parrocchiale, che funzionò fino a quando venne ceduto il posto alla Scuola Materna Statale. Rinunzia che fu fatta volentieri, perché era uno sgravio per la parrocchia, che sentiva il disagio di non poter dare un'adeguata remunerazione alla maestra, oltre i contributi previdenziali.
D'altronde si confidava, come è avvenuto e come avviene tutt'ora, che ci sarebbero state delle ottime insegnanti.
Nel 1959 in preparazione al Congresso Eucaristico di Catania, e a quello diocesano di Acireale è stato tenuto un Congresso Eucaristico nella nostra parrocchia. con un triduo solenne e meditazioni dettate da P. Nazareno, Cappuccino della comunità di Giarre.
Abbiamo poi partecipato a Catania alla giornata dedicata al Piccolo Clero e a quella conclusiva. Altro Congressino Eucaristico parrocchiale si era celebrato nel 1983 in occasione di quello nazionale di Milano.
Durante tutti questi anni si è avuto cura dei chierichetti, chiamati ora ministranti che indossavano nei primi tempi una mini talare nera e una piccola cotta bianca.
In modo particolare si è cercato di coltivare le vocazioni al sacerdozio. Ci fu un periodo in cui si trovarono contemporaneamente in Seminario cinque giovanetti della nostra parrocchia. Purtroppo quattro di essi non sono giunti alla meta, ma la loro permanenza in Seminario ha dato i suoi frutti nella loro vita di buoni laici cristiani e di onesti cittadini.
Solo uno di loro è stato ordinato Sacerdote l'8 agosto 1965 da S.E. Mons. Pasquale Bacile di f.m. proprio nella nostra chiesa parrocchiale. con la partecipazione di tutta la comunità esultante, convenientemente preparata al grande evento.
L'eletto del Signore è il Rev.do Giuseppe Ardita che ha esercitato il suo ministero a Mascali come vicario cooperatore, a Scillichenti come parroco, quindi come Cappellano militare. Ora, pensionato da Cappellano. è parroco di Tagliaborse e vicario cooperatore nella parrocchia di Gesù Lavoratore di Giarre.
Durante questi cinquantaquattro anni sono state effettuate quattro visite pastorali: due da parte di S.E. Mons. Salvatore Russo di f.m., la terza di Mons. Pasquale Bacile di f.m., la quarta da Mons. Giuseppe Malandrino. Una quinta già programmata nel 1998, non ha avuto luogo perché nel frattempo, il 20 gennaio dello stesso anno, con ordinanza del sindaco di Giarre, la nostra bella e vetusta chiesa parrocchiale è stata chiusa al culto, perché dichiarata pericolante, a causa di alcune gravi lesioni dovute alla presenza di una faglia passante proprio sotto l’edificio.
Con la scoperta fatta dai ragazzi nel ripostiglio della chiesa di un'artistica statua lignea di Sant'Antonio Abate e di una Madonna Bambina con testolina e manine di cera e con indosso una graziosa vestina, dopo i necessari restauri, sono state riprese le antiche pratiche devozionali in loro onore con azioni liturgiche e paraliturgiche.
A norma delle disposizioni conciliari del nuovo codice di Diritto Canonico è stato Costituito nel 1997 il Consiglio Pastorale parrocchiale e il Consiglio per gli affari economici.
Passiamo ora alle attività, diciamo così, materiali, ma finalizzate a scopi sociali, pastorali e liturgici.
E' stata ristrutturata la vecchia sagrestia, quasi cadente e ampliata con un corpo avanzato, la casa canonica. Si è così ottenuta una bella terrazza e sono stati trasferiti al piano superiore tutti i servizi della canonica: cucina e sala da pranzo. Al piano terra oltre la sagrestia, si sono potuti avere i locali per la Scuola Materna parrocchiale, di cui si è già parlato. Con l'abbattimento dei muri divisori delle tre stanze a pianterreno della canonica si è creato un saloncino, dotato di un piccolo palcoscenico, che è stato anche utilizzato dalle Scuole Materne ed Elementari statali per le recite di fine anno.
Contemporaneamente sono state riaperte, con vetrate e telai nuovi, le finestre della chiesa. le quali, distrutte dai bombardamenti della Il guerra mondiale, erano state completamente chiuse con mattonelle di terracotta, divelte dal pavimento, rimasto così a terriccio polveroso fino a quando non abbiamo provveduto a restaurarlo.
A metà degli anni sessanta, essendo state inutili ed inevase tutte le mie richieste d'intervento alle competenti Autorità ed Istituzioni civili, per evitare il peggio, con il concorso delle offerte dei parrocchiani e dei proprietari dei poderi nell'area del territorio parrocchiale e di £ 900.000 di un cantiere scuola comunale inserito nei lavori per la chiesa, si provvide alle più urgenti riparazioni seguenti.
Rifacimento del tetto delle tre navate dell'edificio sacro con rinnovo totale delle impalcature in legno, cioè costoni, listelli e capriate, esclusi i colmi ancora in buono stato. Completamento degli stucchi decorativi ancora mancanti all'interno e doratura di tutti gli stucchi. Pittura delle volte e delle pareti interne ed esterne. I lavori di copertura e murali furono eseguiti dall'imprenditore Sig. Giuseppe Cavallaro da Macchia di Giarre con competenza ed onestà, e le decorazioni dell’interno dal valente don Nunzio Bella di Acireale.
Nello stesso periodo furono rifuse da una ditta di Trani, in provincia di Bari, due campane lesionate, di cui una era dell'orologio da torre e l'altra, la piccola, del campanile.
In seguito, essendo Assessore ai lavori pubblici del Governo regionale l'On. Prof. Nino Pino, giarrese, è stato rifatto in marmo il pavimento della chiesa che prima era in mattonelle di terracotta nelle navate laterali e di scaglietta cementata in quella centrale.
Recentemente, con i fondi di un cantiere di lavoro per disoccupati della Regione Siciliana, è stato totalmente rinnovato il tetto della casa canonica, il pavimento delle stanze e del corridoio del primo piano di essa, la pittura di tutte le pareti e soffitti e l'impianto elettrico.
Due anni fa nella chiesa parrocchiale e nella casa canonica stato installato un sistema d'allarme antifurto.
Ora, per sommi capi, passeremo all'elencazione degli arredi e paramenti sacri acquistati in questo lungo periodo.
Un parato completo (pianeta, tunicella, dalmatica e piviale di colore nero, in sostituzione di quello indecente, ridotto a brandelli usato fino al mio arrivo; altro parato completo, bianco, a fine di ridurre l'uso del parato molto prezioso, già molto usurato e bisognoso di costosi lavori di restauro, un piviale di colore rosso; un drappo funerario di velluto di seta per il cosiddetto catafalco dei funerali; tante tovaglie e sottotovaglie d'altare, in parte acquistate dall'amministrazione parrocchiale, in parte regalate dai fedeli, perché tutta la biancheria della chiesa (esclusi i camici e le cotte) era stata rubata due anni prima che il mio benemerito Predecessore lasciasse il beneficio; in seguito alla riforma liturgica postconciliare è stato costruito, con marmi pregiati e onice, un altare basilicale e sono state acquistate casule nei diversi colori liturgici; uno stellario di argento 800 dorato, eseguito su misura dalla ditta Serpone di Napoli, per la statua della Madonna della Libertà; un armonium ad alimentazione di aria a pressione, elettrica e a pedali, presso la ditta Carrara di Bergamo; 20 banchi quadriposto di legno di faggio con genuflessori imbottiti e 150 sedie di ferro e legno compensato, essendo ormai malridotte le vecchie sedie; due statue, una di San Giuseppe e una della Madonna, in resina sintetica, per il presepio grande di Natale, in sostituzione dei vecchi manichini usati precedentemente; un bel bambino Gesù in teloplastica sempre per il presepio; una statua di Maria Addolorata, in resina sintetica (quella in uso era un manichino malridotto); una artistica statua a grandezza naturale, in legno del Cristo Risorto, eseguita su nostro disegno dalla ditta Isnam e Ortisei (Valgardena); due bandiere nuove, una per la Gioventù Femminile e una per la Gioventù Maschile di A.C.
Degne di nota sono ancora alcuni dipinti su tela, regalati alla parrocchia da un medico, pittore dilettante. In una è raffigurata la Madonna della Libertà col Bambino, sovrastante la scena del pastore liberato dalla imminente cattura e dal fuoco, in una seconda San Giovanni Battista, nella terza il Beato P. Pio, poi San Sebastiano e infine Santa Lucia.
Purtroppo bisogna ora far cenno, sia pur brevemente, dei numerosi furti con scasso perpetrati a danno della nostra parrocchia, che sono stati a suo tempo denunziati ai carabinieri, non riporto le date, ma mi limito ad elencare gli oggetti più rilevanti trafugati. Essi sono: un calice d'argento, una croce a stile d'argento, un incensiere d'argento, (tutte opere dell'artigianato acese di fine ‘700), un calice di metallo comune, un'ostensorio di metallo comune, un altro più lavorato e di un certo pregio, un servizio da lavabo, sempre di metallo comune, le corone della Madonna della Libertà e del Bambino, pregevoli per la loro lavorazione, anche se non di metallo prezioso, (artigianato acese di fine ‘700), ma restaurate e dorate a fuoco; una macchina da scrivere elettrica Rank Xerox e una fotocopiatrice; 14 tele con cornici indorate raffiguranti le stazioni della Via Crucis; alcune tele e relative cornici raffiguranti rispettivamente Santa Lucia, San Sebastiano, San Mauro Abate, Sant'Antonio di Padova, la statuetta della Madonna Bambina appena restaurata, un Crocifisso con croce di legno dorato, 40 candelieri di legno dorato di varie dimensioni, un leggio con piedistallo e due leggii d'altare di legno dorato, una poltrona e due sedie di legno di noce, stile impero, del fine ‘700 usate per le messe solenni.
Tutti questi oggetti sono stati rimpiazzati con altri similari, decorosi e pregevoli, mancanti solo del plusvalore di antiquariato.
L'archivio parrocchiale è stato visitato dalle termiti, che lo hanno danneggiato non gravemente: sono stati danneggiati in modo irreparabile alcuni processetti matrimoniali e qualche altro documento di non grande importanza.
I registri, di cui uno risalente all'anno di apertura a funzionamento della chiesa, cioè il 1782, sono rimasti pressoché intatti. In seguito è stato riordinato e sistemato in uno scaffale ben arieggiato, fornito dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali di Catania insieme ad un tavolo, alcune sedie e due estintori.
All'inizio dell'anno pastorale 2001-2002 si è dato vita ad un tentativo di catechesi per giovani, adulti ed anziani.
Ai giovani provvedono due giovani della Parrocchia, che sono iscritti e frequentano lo studio Teologico S. Paolo di Catania.
Per gli adulti provvedono due insegnanti elementari di ruolo nostre parrocchiane; per gli anziani il parroco.
I primi due corsi sono decollati bene e tengono ancora quota, il terzo stenta, forse per l'età dei destinatari.
Per finire, ritengo opportuno fare un brevissimo cenno del mio viaggio in Australia per visitare parenti e parrocchiani emigrati nell'ospitale Continente Nuovissimo, dove, superando non poche difficoltà, si sono ormai inseriti ed integrati nel nuovo ambiente socio-culturale, senza intaccare il loro amore nostalgico per la terra d'origine, la Sicilia.
E' impossibile compendiare in poche righe 30 giorni di vita intensa, dal 22 aprile al 21 maggio 1990, trascorsi da un capo all'altro di quella terra, tra parenti ed amici.
Da Melbourne (scalo d'arrivo) ad Adelaide, a Cairns, a Innisfail, ad Ignam, a Brisbane, a Paradise, a Sidney e di nuovo a Melbourne per l'imbarco di ritorno.
E' stata un'esperienza veramente emozionante e commovente e, data la mia età e le mie condizioni di salute, irripetibile, nonostante i continui, affettuosi, insistenti inviti ed esortazioni.
Ho fatto il viaggio di andata e ritorno con l'Alitalia. Per gli spostamenti di lungo tragitto mi servivo degli aerei di linea locali. Nei diversi aeroporti trovavo un gruppo di parenti (ad Adelaide) e di ex parrocchiani a darmi il benvenuto. Ed era un fare a gara per offrirmi ospitalità, mettendomi nell'imbarazzo della scelta, dato il breve tempo di permanenza. Il pranzo e la cena si consumavano in un posto o nell'altro con un raduno di conoscenti ed amici.
Si organizzavano anche delle escursioni collettive per visitare luoghi e monumenti suggestivi. Mi sentivo come immerso in un'atmosfera di affettuosità, simpatia, ammirazione e gratitudine.
Ogni giorno celebravo la Santa Messa, accolto fraternamente dal clero locale, Maltesi, Indiani, Cinesi, Siciliani, Veneti e Religiosi Salesiani, Scalabriniani e Cappuccini. Tutti parlavano italiano con la partecipazione degli ex parrocchiani liberi da impegni di lavoro.
La domenica i parroci gentilmente mi facevano celebrare la Santa Messa d'orario per gli italiani, con relativa omelia. Ai molti presenti venivano distribuiti i foglietti liturgici domenicali in lingua italiana. Alla fine era un accalcarsi di gente dei più disparati posti della Sicilia per venire a salutarmi.
Degna di particolare menzione è la mia partecipazione alla festa in onore dei fratelli martiri Alfio, Filadelfo e Cirino, che da oltre cinquant’anni per iniziativa degli emigrati siciliani del versante etneo, si celebra a Silkwood, un paesino vicino a Innisfail, nel Queensland.
Vi convengono tutti gli emigranti, diciamo così etnei sparsi nell'intera Australia.
Due giorni prima della festa fui invitato dagli organizzatori ad un cenone tenuto in un immenso salone di Innisfail per quanti erano venuti da lontano per i festeggiamenti.
Erano presenti il Vicario generale della diocesi di Cairns, alcuni sacerdoti e religiosi Scalabriniani, il console italiano e la gentile sua moglie. Con mia sorpresa sono stato presentato ai convitati del presidente del comitato Sig. Rosario Tornabene, ormai nella pace del Signore, e naturalmente ho dovuto dire due parole di ringraziamento. Poi, nel mezzo della cena, sono salito sul palco e ho cantato la stornellata siciliana 'di Mungibeddu tutti figghi semu", in un delirio di entusiasmo, parteciparono i presenti con un ritmico battimani al ritornello.
Due giorni dopo sono andato a Silkwood per la festa. Sembrava di essere in Sicilia a S. Alfio la Bara. Prima domenica di maggio, i simulacri dei tre Santi, copia fedele di quelli del paese etneo, simile in tutto era il fercolo, simile la presentazione dei bambini, simili gli evviva; mancavano solo, ed era un bene, gli eccessi di fuochi d'artificio. La processione si è svolta ordinatamente, con partecipazione di ragazzi e ragazzine in costume siciliano e caratteristici attraversamenti di campi di canna da zucchero.
Avevo già concelebrato la Santa Messa solenne, celebrata in un grandissimo salone essendo troppo piccola la chiesa parrocchiale. Alla fine, come era accaduto per il cenone, sono stato letteralmente assalito dai siciliani specie dei paesi limitrofi a San Leonardello e tutti inviavano saluti ai loro parenti di Sicilia. Purtroppo non potevo prendere appunti.

Ringrazio di cuore tutti quanti mi hanno ospitato o sono venuti a salutarmi, talvolta affrontando un viaggio di oltre 100 chilometri, non faccio nomi per non offendere nessuno con qualche dimenticanza, assicuro tutti che sono nel mio cuore e ogni giorno prego per loro, suffragando anche le anime di coloro che il Signore ha chiamato nella casa Paterna del Cielo.
Ora dulcis in fundo. In questi ultimi anni il Signore ha suscitato un gruppetto di giovani di entrambi i sessi che mi sono stati, e lo sono tuttora, di valido aiuto nella mia vecchiaia. con il loro entusiasmo ricco di spirito di iniziativa, per la pastorale in genere e in specie per la liturgia e la catechesi. Sono anche stati di sollievo nel disagio della chiusura al culto della chiesa parrocchiale. Siano rese grazie a Dio. Sicuramente tutto è stato concesso dal Signore per intercessione di Maria SS. della Libertà.
Infine ringrazio tutti i parrocchiani per avermi sopportato, specie gli anziani, in tutti questi 54 anni, chiedo scusa e perdono se per causa mia, per le mie deficienze ed inettitudini e trascuratezze non hanno realizzato il cammino in santità e giustizia che avrebbero dovuto e potuto.
A quanti sono già passati a miglior vita chiedo perdono se il mio poco zelo sacerdotale li ha costretti ad una più lunga pena di purificazione, prima di essere ammessi nella gloria del Santo Paradiso. dove per la misericordia di Dio spero di raggiungerli.
Amen. Alleluia.
DON GIUSEPPPE ALBANO, Opuscolo commemorativo dell'80° anniversario della fondazione della Parrocchia, p. 35-40
Cronistoria della vita parrocchiale dal 2003 al 2009

Nel luglio del 2002 la Comunità festeggia, il 60° anniversario
dell’Ordinazione Presbiterale del Parroco don Giuseppe Albano, avvenuto
il 29 giugno del 1942.
L’11 luglio si svolge una Solenne Concelebrazione
Eucaristica in piazza Argentina presieduta da Sua Ecc. Rev.
l’Arcivescovo Salvatore Gristina, amministratore apostolico di Acireale
ed Arcivescovo Metropolita eletto di Catania e concelebrata da Sua Ecc.
Rev. Rev. l’Arcivescovo Ignazio Cannavò, Arcivescovo emerito di Messina,
compagno di studi di Mons. Albano e da diversi presbiteri della Chiesa
di Acireale. Alla fine della celebrazione l’Arcivescovo Gristina
annuncia che il Santo Padre Giovanni Paolo II con un biglietto della
Segreteria di Stato ha nominato don Giuseppe Albano Cappellano di Sua
Santità, assegnandoli il titolo onorifico di “Monsignore”.
Il 15 ottobre 2002 il Santo
Padre Giovanni Paolo II nomina vescovo di
Acireale Pio Vittorio Vigo, trasferendolo, mantenendo il titolo di
Arcivescovo, dalla sede di Monreale. Il
30 novembre 2002 prende possesso della diocesi di Acireale. Il nuovo
Vescovo visita per la prima volta la parrocchia di San Leonardello e
celebra l’Eucaristia domenica 19 gennaio 2003.
Nell’agosto del 2003 il Parroco Mons. Giuseppe Albano
si ammala ed è costretto ad un riposo forzato. Sono mesi di sofferenza
per Mons. Albano. La Comunità soffre con lui perché privata della sua
guida. Provvede alla parrocchia il coparroco don Antonino Cristaudo. Col
passare dei mesi le condizioni di salute di Mons. Albano si aggravano
sempre più e trascorre lunghi tempi allospedale e infine alla casa del
clero OASI di Aci Sant’Antonio. Il 9 dicembre 2003 Mons. Giuseppe Albano
torna alla Casa del Padre.
La camera ardente viene allestita nella chiesa-tenda
dove, un pellegrinaggio di parrocchiani, di amici, di parenti e
conoscenti, rende omaggio alla salma di Monsignore. L’11 dicembre si
svolgono le solenni Esequie presiedute dall’Arcivescovo Pio Vittorio
Vigo, vescovo di Acireale. Dopo le esequie, la salma di Mons. Albano
viene sepolta presso il cimitero di Giarre.
La Comunità viene guidata dal coparroco Cristaudo, il
quale, il 18 febbraio 2004 viene nominato dal Vescovo, Parroco delle
Comunità Parrocchiali di San Leonardello, Altarello, Carruba e Trepunti,
dispensandolo dalla presa di possesso canonica.
In pari data, il Rev. don Mariano Lo Giudice e il
Rev. don Sostene dott. Distefano vengono nominati vicari parrocchiali
delle parrocchie di San Leonardello, Carruba ed Altarello.
Da subito, il Parroco Antonino Cristaudo si spende e
si prodiga per dare alla Comunità di San Leonardello dei locali più
confortevoli e degni per le celebrazioni liturgiche e per le attività
pastorali. Era già stato individuato da Mons. Albano, uno stabile, sito
in via Madonna della Libertà, ex-supermercato; ma una serie di
difficoltà burocratiche, la necessità di una ristrutturazione completa
dello stabile e la malattia del parroco avevano impedito il sospirato
trasloco.
Dopo più di due anni di “sacrifici”, superando con
solerzia le difficoltà brurocratiche, il Parroco Cristaudo riesce a far
partire i lavori di ristrutturazione dello stabile e a far stipulare –
nel luglio 2006 – al Comune di Giarre un contratto di locazione per
trasferire lì le attività liturgico-pastorali della parrocchia.

La Comunità parrocchiale, già provata dalla chiusura
al culto della vetusta chiesa parrocchiale e dai conseguenti disagi
nello svolgere tutte le attività in una piccola tenso-struttura di pochi
metri quadri, vive un periodo di ripresa delle attività liturgiche e
pastorali.
Il vicario parrocchiale don Mariano Lo Giudice per
motivi di salute lascia, nel febbraio 2007, il ministero pastorale nelle
parrocchie dell’Unità Pastorale.
Il 1° settembre 2007, viene nominato il novello
presbitero don Salvatore Grasso, vicario parrocchiale delle parrocchie
di San Leonardello e Carruba.
Il 1° novembre del 2007 si svolgono gli annuali
festeggiamenti in onore della Beata Vergine Maria della Libertà,
titolare della chiesa parrocchiale e patrona della comunità. Il
Pontificale viene presieduto da Sua Ecc. Rev. l’Arcivescovo Jules
Mikhael Al-Jamil, Arcivescovo titolare di Takrit, Procuratore
Patriarcale presso
Nel giugno del 2009 il vicario parrocchiale don
Salvatore Grasso viene nominato parroco di “San Giuseppe” in Pasteria di
Calatabiano. Nello stesso mese, la parrocchia di San Leonardello diventa
vacante a causa della rinuncia del parroco don Antonino Cristaudo.
Il 1° luglio 2009 il Vescovo nomina don Luigi
Privitera, vicario parrocchiale di “Sant’Isidoro agricola” al Duomo di
Giarre, parroco della Comunità parrocchiale di San Leonardello. Alle sue
cure pastorali affida anche la parrocchia “Santa Maria di Porto Salvo”
in Mangano di Acireale, in cui fa il suo ingresso il 17 luglio.
Il nuovo Parroco don Luigi Privitera fa il suo
ingresso e inizia il suo ministero nella parrocchia di San Leonardello
il 24 luglio 2009.
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