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Lo stemma e il suo blasone

Lo stemma della Parrocchia di Maria SS. della Libertà

a San Leonardello – Giarre.

 

Blasone: d’azzurro, al giglio di giardino al naturale, attraversato da un libro aperto, rilegato di rosso e caricato di una crocetta patente dello stesso, e della scritta VERITAS LIBERABIT VOS, di nero; al capo ondato d’argento, caricato di una catena con manette a mo’ di M, d’azzurro.

Lo scudo ornato di due gigli di giardino al naturale, fioriti di tre pezzi, decussati sotto la punta dello scudo e annodati da un nastro d’azzurro.

 

Spiegazione simbolico-teologica

 

La figura centrale dello stemma è costituita da un giglio, fiore che la tradizione spirituale e iconografica cristiana associa frequentemente alla Vergine Santissima.

Già per i popoli antichi, a motivo del suo calore bianco, il giglio era simbolo di purezza e di luce divina. Ad Elam la divinità lunare portava il nome di «Dio dei gigli», mentre a Creta lo scettro col giglio era attributo della dea e della regina. E non sembra un caso che la tunica d’oro dello Zeus olimpico fosse ornata di gigli. Nella Sacra Scrittura il giglio è simbolo di elezione. Il capocoro delle nozze regali viene paragonato ai gigli[1]. Il giglio diventa simbolo del popolo che Dio si è scelto, tanto che in un testo profetico si afferma che «esso fiorirà come un giglio»[2]. L’immagine acquisisce valenze sponsali nel Cantico dei cantici, dove lo sposo definisce la sua eletta «giglio tra i cardi»[3]. E lo sposo stesso si autodefinisce «un narciso di Saron, un giglio delle valli»[4]. Ed è questo passo che, ripreso e commentato innumerevoli volte dai Padri della Chiesa e dai teologi[5], ha portato nell’alto Medioevo il giglio a caricarsi di una forte dimensione cristologica. Tuttavia, dopo l’anno mille, su questo valore cristologico si innesta progressivamente una simbologia mariana, legata allo sviluppo del culto della Vergine, soprattutto a partire dal collegamento con il versetto del Cantico in cui la stessa immagine del giglio è accostata alla sposa della quale si proclama la sublime bellezza e la purezza unica e irripetibile. Così a poco a poco il giglio diventa nelle immagini il principale emblema della Vergine, e sarà il XIII secolo a segnare l’apogeo di simile attribuzione mariana al candido fiore che, in seguito, conoscerà la concorrenza della rosa[6].

Il giglio è attraversato da un libro aperto[7], caricato di una crocetta rossa che lo qualifica a livello simbolico-rappresentativo come un richiamo del Vangelo. La scritta che appare sulle sue pagine è desunta dal vangelo secondo Giovanni[8], e richiama il senso profondo della libertà cristiana: la Rivelazione del mistero di Dio che è data ai credenti nel Cristo suo Figlio, Parola di Verità, nato dalla Vergine Madre. La rilegatura in rosso del libro richiama simbolicamente la vitalità dello Spirito di Cristo che, donato alla Chiesa nascente riunita con Maria nel giorno di Pentecoste[9], continua ad essere la forza interiore che permette ai credenti di camminare in una vita nuova, in quella che San Paolo chiama la «libertà dei figli di Dio»[10].

Il capo è d’argento, uno smalto che in araldica spicca per la sua brillante trasparenza, a richiamare nuovamente il mistero della Rivelazione di Dio. Questa pezza è caricata di una catena con manette d’azzurro, a ricordare la devozione alla Madonna della Libertà, e contemporaneamente la figura di San Leonardo Abate (da cui il nome della località) che pure ha come suo emblema una catena di prigionia, e il culto del quale  fu portato dai Francesi nella Contea di Mascali, di cui la frazione di San Leonardello segnava il limite meridionale.

La linea del capo è ondata non solo per armonizzarsi graficamente meglio con il movimento a mo’ di M della catena (delicato e allo stesso tempo evidente riferimento all’iniziale del nome della Vergine)[11], ma anche per richiamare le acque del Battesimo mediante le quali i cristiani vengono liberati dalla colpa antica e ricevono la vera libertà e l’eredità eterna.

Quanto all’elemento ornamentale, non esistendo nella tradizione araldica contrassegni propri per uno stemma di parrocchia, abbiamo scelto in questo caso semplicemente due gigli di giardino fioriti di tre pezzi (con un numero che vuole avere un velato riferimento trinitario) che richiamano la figura centrale dello stemma. L’azzurro del nastro sottolinea, come del resto il campo principale dello scudo, la devozione mariana della parrocchia sita in San Leonardello.

 

Roma, 30 maggio 2010

Solennità della Santissima Trinità

 

 Don Antonio Pompili

Socio dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano

 


[1] Cfr Sal 45,1

[2] Os 14,6

[3] Ct 2,2

[4] Ct 2,1

[5] Cfr Ambrogio, Lo Spirito Santo 2,5,38-39; Teodoreto di Cirro, Commento al Cantico dei Cantici 2; Girolamo, Lettere 75,1; ecc.

[6] Cfr M. Pastoureau, Medioevo simbolico, Bari 2007 (tit. orig.: Une histoire symbolique du Moyen Âge occidental, Paris 2004), pp. 89-90.

[7] Ci permettiamo di rinviare per uno studio dettagliato di tale figura ad un nostro articolo: A. Pompili, «Il libro e la stella: simbolo e arte di due figure diffuse negli stemmi ecclesiastici contemporanei», in Nobiltà, n. 86 (2008), pp. 407-432.

[8] Gv 8,32: «Et cognoscétis veritátem, et véritas liberábit vos».

[9] È nota l’immagine delle «lingue come di fuoco» di cui parla il testo di At 2,3-4 a proposito della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti con Maria, donde la tradizione dell’uso liturgico del colore rosso per la celebrazione della solennità di Pentecoste e per le Messe votive dello Spirito Santo, oltre che per il ricordo dei Martiri (il sangue sparso per Cristo).

[10] Rm 8,21.

[11] Possiamo ricordare che a partire dall’uso della lettera M nel notissimo stemma del Servo di Dio Giovanni Paolo II, la lettera ha conosciuto una certa diffusione negli stemmi vescovili realizzati sotto il suo pontificato. Anche se la scelta di una lettera operata a suo tempo per lo stemma dell’allora Arcivescovo di Cracovia – più comprensibile nel contesto dell’araldica polacca – non è da ritenersi la preferibile: cfr B.B. Heim, L’Araldica nella Chiesa Cattolica. Origini, usi, legislazione, Città del Vaticano 2000, pp. 158-163. Infatti, le lettere dell’alfabeto, in linea di principio generale, non costituiscono figure araldiche appropriate. Mentre i simboli sono dotati di maggior valore evocativo, sono più in consonanza con lo spirito dell’araldica, e sono artisticamente più attraenti. A questa profonda convinzione ci siamo ispirati per la composizione dello stemma parrocchiale, conferendo alla figura simbolica della catena, che già di per sé richiama il culto a Maria SS. della Libertà, soltanto il movimento della lettera M.